Prefazione di Il Peso del Cielo

 

 

Dove sta la felicità, Donatella?


Dove sta la felicità, Donatella? Piegata con cura, come un lenzuolo,tra le righe di
queste pagine, che sembrano i cassetti del grande armadio che è la tua vita?
Dove sta la felicità, dove lo trovi un posto per riposarti? Tutte le domande che
affiorano improvvise a interrogare il lettore di questa nuova raccolta di poesie,
“perché questa donna cena da sola?”, “non siamo sempre gli stessi / al pollice
della miseria?”, “forse che io amo rapprendere l'umore / nella conca di donna
caduta / al punto croce della lettera scarlatta?” , sembrano pretendere la stessa
risposta, paiono uscire da una bocca riflessa in uno specchio e fermarsi impresse
nel vetro.

Intorno, come una cornice, ci sono le immagini che richiamano paesaggi
dell’anima “ho pianto l'alito glaciale / di infiniti legamenti / che già
frantumavano le stelle / in chiarore di tramonti” , scene di vita vissuta “calzini
rossi e gonne corte, / caramelle Elah novecento / affondano nel fascino
invernale / quando breve entri – tremante / per misurare distanze di una nave”
e descrizioni precise di trasfigurazioni fisiche “il mio sorriso che increspa le
labbra, / il richiamo a costringere le parti / per il mondo così ricomposte /
intorno ad un centro, un rosso riflesso / di-amante”. Le figure che evochi ti
fanno paura, ti impressionano, o lo hanno fatto un tempo, ma tu non temi il
confronto, lo scontro, e le affronti a viso aperto, ti getti nuda di fronte a loro e
sulle pagine di questo libro le combatti, avanzando, come una nave solchi la
carta bianca, con la stiva piena di oggetti, di persone e di fotografie, sicura di
essere inaffondabile, oramai, cerchi sempre e comunque un porto a cui
attraccare.

Dove sta la felicità, Donatella? A volte è davanti agli occhi, dove alla tua
domanda “La memoria è il gesto dell'arte?” , la risposta più sincera è che l’arte,
la tua poesia, è il gesto, bello e pieno di grazia, della memoria.

Ulrich Sandner (laureando in filosofia)

 

Tra quaresime e una rondine addomesticata


Nel suo elegante sdrucciolo, quaresima, attraversa vita e versi dell'autrice
trentina, trovando una pressoché incessante declinazione nella sofferenza
dell'incomprensione. Già viva e presente nella prima raccolta "Di rami e foglie",
Il Filo Edizioni, sempre ubbidiente al talento della parola, essa si plasma al ruolo
della donna-poeta offrendo spunti di lirismo assoluto.

Il dramma esistenziale evidenziato tra le righe -Ho pianto l'alito glaciale di infiniti
legamenti (da Spettri e orchidee) -acquista connotazioni epocali che da privato lo
portano a rispecchiare dolorosamente l'intera umanità del nostro tempo -Ora
contiamo i nostri anni su carrozze sfasciate / regalate in provvidenza da uno stormo di santi

(da Ragazzo di allora) -trovando la conclusiva metafora non nella natura, come
generazioni di poeti ci hanno insegnato, ma nel suo modo esclusivo di essere
donna prestata a questa vita -Nel corpo il peso di essere viva / è artiglio che brama (da
Dove sei) -.

Il peso del cielo, mai titolo fu più appropriato, regala emozioni e sensazioni forti
nelle quali esplode con tutta la sensualità e sessualità la rabbia a lungo repressa
dall'autrice -le mie ossa femorali intatte alle tue / urlano lo spreco della scintilla... Dio
voglia / non traspaia quanto ti amo... (da Le radici dei faggi) -e non v'è da
scandalizzarsi di queste arditezze poetiche, esse sono i semi verbali del mondo
comune -È un brivido di vento il fallo / che s'affloscia al centro del mondo (da Languida
notte be bop) - e spesso vivono di luce propria a incorniciare poesia nella poesia
-feromoni sprecati all'olfatto, / risate compulsive di ormoni in solitudine / elaborano lo
sforzo d'amore (da Però ci sai fare tu...) -. Questa voce narrante di poetessa che
traccia piccoli sentieri ed autostrade, manifesta una dimensione ricca di
occasioni uniche e irripetibili ed -È un tremar di febbre / la luce che marcisce nelle
pozzanghere (da Un tremar di febbre) -, quella febbre inguaribile e propiziatoria
per chi fa della scrittura una ragione importante di vita.

Il peso del cielo, di questo cielo che a volte opprime e a volte santifica il nostro
quotidiano vivere, ben si identifica nell'opera poetica di Donatella Maino, che
sotto a questo peso del cielo vive e sogna e come rondine addomesticata
continua ancora a credere e sperare in questo peso del cielo.

Enrico Besso

 

Spettri e orchidee

Ho pianto l'alito glaciale
di infiniti legamenti
che già frantumavano le stelle
in chiarore di tramonti.

Dagli abbaini dell'inferno
ho sempre veduto
un punto diverso dal vero

aprendo palpebre dolenti
com'orchidee slabbrate
ad adornare sanguigne
sartie di vascelli arenati
nella palude dei rimpianti:

gli spettri tutti insieme
rivivono all'orlo delle mie pagine
pensando che il nero sul bianco
siano i colori di una rondine addomesticata.

Il peso del cielo – Donatella Maino

 

Però ci sai fare tu...

Una parola che diventa gesto
si scioglie in un abbraccio morbido
dietro le griglie della rete,
feromoni sprecati all'olfatto,
risate compulsive di ormoni in solitudine
elaborano lo sforzo d'amore.


(Mi piace danzare con la mente,
le parole hanno sapore, respirano,
dài, balliamo un tango di cristallo...)

Però, ci sai fare tu...

Il peso del cielo - Donatella Maino

 



Donatella ( Pescara, febbraio 2011)

HomePage