» Il peso del cielo di Donatella Maino
29 dicembre 2006
Tra quaresime e una rondine addomesticata - Nel suo elegante sdrucciolo, quaresima, attraversa vita e versi dell'autrice trentina, trovando una pressoché incessante declinazione nella sofferenza dell'incomprensione. Già viva e presente nella prima raccolta "Di rami e foglie", Il Filo Edizioni, sempre ubbidiente al talento della parola, essa si plasma al ruolo della donna-poeta offrendo spunti di lirismo assoluto.
Il dramma esistenziale evidenziato tra le righe - Ho pianto l'alito glaciale di infiniti legamenti (da Spettri e orchidee) - acquista connotazioni epocali che da privato lo portano a rispecchiare dolorosamente l'intera umanità del nostro tempo - Ora contiamo i nostri anni su carrozze sfasciate / regalate in provvidenza da uno stormo di santi (da Ragazzo di allora) - trovando la conclusiva metafora non nella natura, come generazioni di poeti ci hanno insegnato, ma nel suo modo esclusivo di essere donna prestata a questa vita - Nel corpo il peso di essere viva / è artiglio che brama (da Dove sei) -.
Il peso del cielo, mai titolo fu più appropriato, regala emozioni e sensazioni forti nelle quali esplode con tutta la sensualità e sessualità la rabbia a lungo repressa dall'autrice - le mie ossa femorali intatte alle tue / urlano lo spreco della scintilla... Dio voglia / non traspaia quanto ti amo... (da Le radici dei faggi) - e non v'è da scandalizzarsi di queste arditezze poetiche, esse sono i semi verbali del mondo comune - È un brivido di vento il fallo / che s'affloscia al centro del mondo (da Languida notte be bop) - e spesso vivono di luce propria a incorniciare poesia nella poesia - feromoni sprecati all'olfatto, / risate compulsive di ormoni in solitudine / elaborano lo sforzo d'amore (da Però ci sai fare tu...) -.
Questa voce narrante di poetessa che traccia piccoli sentieri ed autostrade, manifesta una dimensione ricca di occasioni uniche e irripetibili ed - È un tremar di febbre / la luce che marcisce nelle pozzanghere (da Un tremar di febbre) -, quella febbre inguaribile e propiziatoria per chi fa della scrittura una ragione importante di vita.
Il peso del cielo, di questo cielo che a volte opprime e a volte santifica il nostro quotidiano vivere, ben si identifica nell'opera poetica di Donatella Maino, che sotto a questo peso del cielo vive e sogna e come rondine addomesticata continua ancora a credere e sperare in questo peso del cielo. [Enrico Besso]
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La realizzazione di questa raccolta è stata possibile grazie ad Enrico, al quale dedico, in assoluto, "Il peso del cielo".
Donatella