...quand'ero nel sottosuolo, ho ascoltato
i soffi, gli ansiti, i guaiti
delle creature invisibili...

L'Ipotesi Ŕ una piccola raccolta di 18 brani che amo particolarmente perchŔ tutto Ŕ avvenuto prima. L'ho editato con la Lulu. com. Presenter˛ una piccola recensione, casalinga, senza pretese linguistiche altisonanti, con la mia parlata di tutti i giorni, insomma...

Nessuno a scrivermi due righe, una piccola recensione, un vago narrar di me. E ne conosco gente, e ne conosco che fanno queste cose per lavoro e tante altre che lo fanno per passione ma... nulla, non voglio nulla.
L'interpretazione, per quanto significativa, lascia ombre dove dovrebbero essere le luci, lasciano orme dove nessuno cammina. Io posso interpretare, all'infuori di me, forse... chissÓ!
Di certo Ŕ che non mi smentisco mai, riuscendo a non scindere la carne dallo spirito, il movimento dalla staticitÓ:

 

[...] dove sono stata ho sempre pianto
la voglia di evadere da Dio
calpestando l'innocenza distante
l'opale goccia pendula
rosa di macchia di una spirale
che mi abbraccia bambina estasiata
nel cielo fermo di monete fuoricorso.

da Falserighe

 

sono versi teneri, duri, denunciano l'ansia che mi perseguita da bambina, ormai, moneta fuori corso, certo, Ŕ il desiderio carnale avvertito nell'attraversata e sempre frainteso dagli uomini "padre" perchŔ il bisogno di Dio Ŕ ricerca di amore, Ŕ ricerca del trascendente umano.
questo ho capito di quello che ho scritto o che forse volevo scrivere.

 

Di me

Molti cassetti rovesciati
di ci˛ che non Ŕ mai stato riposto
per quella nostalgia delle cose minuscole:

capelli di paglia strappati ai pensieri,
dimenticanze bianche, nuvole appese
all'incognita dell'ora, l'agonia dello sguardo
che segue il valore dell'odio,
quell'eterno abbandono che imbrunisce i giunchi

e un braccio che dorme sul ciglio della strada
come breve notizia della fine.

 

Ore povere


Guardo senza sapere se vedo,
strabica in un sonno di conclusioni

Ŕ un grido di passi falsi
su pagine difficili da immaginare


quando un suono precipita
inanellando aureole di santi


che riempiono di dubbi le fessure
in un cumulo di piombo senza nucleo.


Ore povere progredite verso chi sono
o sono stata: muschio bianco
in una cantina umida d'altari.


Mi pesa come un giorno d'acciaio
il desiderio di rimanermi segreta.
 

Asole chiuse


Smembrata dall'urto del male
mi recupero nella finzione,


lingua a filo su lame di falci
quando gli occhi rimangono soli
a fissare le asole chiuse
da pazze palpebre mute.


Eccomi ora, priva di denti,
a biascicarmi addosso parole
che nascono in gola e muoiono
sotto il mento a campana,


geometria creata dall'ira d'iddio
se ancora i vetri appaiono indenni.
 

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