Butterfly di Donatella Maino - Dedicato ad Enio, che mi ha insegnato a costruire le pagine Web, con infinita gratitudine
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Recensione Redazione Altra Musa

Spigo e resina

15 luglio 2009

La poesia
di Donatella Maino


L'amore dopo l'amore: l'invocazione di una donna che
chiede di disamorarsi, ma lo fa con un senso di amore
sotteso che rende "tenero" il tentativo.
"Spigo e resina" di Donatella44 riesce a descrivere con
semplicità, con l'esempio, un sentimento talmente complesso
da far convivere in se stesso la sua negazione, così totale da
assorbire le sue contraddizioni trasformandole in anelito.
Ma questo desiderio di interrompere il tormento dell'amore non
nasce dalla stanchezza, dal rifiuto: esso è generato da una
corrispondenza sentimentale altalenante, che si offre come
"pane" e che sa essere, a volte, affilata "lama".
Il testo della poesia inizia con un verso che ben introduce lo
stato d'animo della donna: "un solo pezzo d'ala". L'immagine è
forte e indica la frattura traumatica di un volo, con il brandello
che resta. Poi, l'autrice descrive il suo status segnato dal tempo.
Lo fa con toni netti, prepotenti, accentuati: "sulla schiena
irrigidita / dai passi della vecchiaia / dai ritmi mortali delle
ossa". Subito dopo, come sovente accade nell'amore, si ha un
sussulto che diventa desiderio e invocazione: "che nelle tue
mani vorrei distendere". Nel verso successivo cala quasi il
sipario, con il quale si spiega il senso della "richiesta": "per
disamorarmi dopo l'amore". Con questa frase, sembra che il
cuore si rinserri in un rifiuto, pare che la mente rigetti l'idea di
provare ancora sentimento. Tuttavia, come un moto di marea
mai stanca, riecco una confessione che ha il calore di una
carezza: "che mi stordisce ancora / con il suono ferito della
cetra".

Quest'ultimo verso è una piccola confessione: la poesia - che dà
voce al cuore - ha smarrito la sua melodia, è ferita dalla realtà.
Da sottolineare, la potenza evocativa indiretta del verso "delle
porte delle carceri" che suggerisce la condizione claustrofobica
di chi fugge da qualcosa a cui fa fatica a sottrarsi: l'amore può
anche generare una gabbia.
L'accenno finale al respiro, non acrimonioso ma descrittivo, fa
ipotizzare che un filo continui ad unire l'anima che soffre alla
fonte della sua sofferenza.
La chiusa è sapida e sapiente ("che gode d'essere alterno pane /
e lama affilata di coltello"), instillando il dubbio che, dall'altra
parte, vi sia l'arroganza di chi si esalta nel dispensare gioia e
delusione.


Recensione a cura della Redazione

Spigo e resina (di Donatella Maino)


un solo pezzo d'ala per piovermi
sulla schiena irrigidita
dai passi della vecchiaia
dai ritmi mortali delle ossa
che nelle tue mani vorrei distendere
per disamorarmi dopo l'amore
che mi stordisce ancora
con il suono ferito della cetra
con il tonfo acido
delle porte delle carceri.
il midollo di cerva aliena le giunture
conservate dentro il lino in spigo e resina
subito dopo avermi pronunciata
nelle lente strade del tuo respiro
che gode d'essere alterno pane
e lama affilata di coltello.

 

Testo e recensione inseriti nell'Antologia "Fiore di parola" edito dal Salotto Letterario Altra Musa, del quale mi pregio far parte, in qualità di scrittrice.

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